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    (26/05/2009 - 14:45)

    I miei perché

    di ness1

    Ci sono dei momenti, sarebbe meglio dire dei periodi, in cui la sua mancanza diventa un acuto senso di vuoto. Una velata e bigia atmosfera di incompletezza, come se fossi in attesa di qualcosa di indefinito, ma di importante. Un vuoto interiore che ti spinge a prendere il cellulare e vedere se c'è qualche suo messaggio, oppure guardare vecchie foto, o anche sfogliare qualche datato, ma azzeccato post di questa odissea.

    Sapete? Mi considero un uomo fortunato (e questa si che è una fortuna). Dalla vita ho avuto ciò che volevo e ricevo tutt'ora ciò che desidero. I rimpianti occupano lo spazio che ho loro riservato e non permetto loro di interferire più di tanto nel mio quotidiano. Gioia e dolore li considero come parte dell'esistenza stessa, in questo modo riesco a trovare vitali anche i momenti che con la vita potrebbero sembrare meno affini. Credo che uno dei miei (pochi) pregi sia quello di saper dare una risposta alle mie domande, anzi, una spiegazione ai miei perché. Mi considero una persona sensibile, che riesce a inquadrare abbastanza bene chi mi sta di fronte, leggere nelle sue espressioni e nella sua mimica ciò che sente veramente, ciò che non esprime a parole (per scrupolo, per timidezza, per nascondere una verità).

    So quindi, e lo do per scontato, che lei adesso non è più la persona che era prima. So che se paradossalmente dovesse tornare, non sapremmo che dirci e come guardarci. Perché fondamentalmente quei tempi torneranno mai più (ed è giusto così). A volte mi chiedo se siano o meno esistiti al di fuori della nostra percezione, non essendoci altri testimoni di ciò a cui avevamo dato vita. Ognuno di noi ha fatto le sue scelte, giuste o meno, e ormai le carte sono sul tavolo.

    Allora arriva anche quella domanda alla quale non so dare una risposta: mi chiedo perché questa malinconia periodica? Perché questo ciclico girare a vuoto della mia ragione?...ness1

    (25/05/2009 - 11:15)

    SMS

    di ness1

    Ci sono alcuni gesti ordinari e quotidiani, come l'invio di un messaggino telefonico, potenzialmente in grado di condizionare il comportamento, l'umore, la serenità di una persona. Gli SMS sono dei potenziali creatori di sbalzi d'umore e scariche adrenaliniche, di improvvisi attacchi euforici così come di repentini stati depressivi, e adoperati con perizia possono diventare un telecomando o dei fili da burattinaio. Dopo anni d'esperienza sul campo, mi sono fatto l'idea che il corollario sia uno, semplice e anche un tantino ovvio: il mittente deve ricoprire un ruolo quanto mai significativo all'interno dei dispositivi percettivo-emotivi del ricevente. Mettiamo che Tizio si barcameni in una relazione dai confini poco definiti, fondata sul sesso, sull'amore, sull''amicizia o su  tutto questo insieme. Mettiamo anche che per qualsiasi motivo Tizio non ne detenga propriamente il controllo, non abbia il "polso" costante della situazione. A questo punto, ogni messaggio che proviene dalla persona significativa per Tizio, può diventare una sorta di imput. E se venisse impiegato con esperta malizia, al variare del contenuto può generare reazioni pilotate, richiamare o impostare un determinato comportamento di risposta, dare vita a un feedback. Mi spiego con un esempio: nel post precedente avevo espresso la mia cocente delusione per la freddezza di una telefonata che avevo, forse con facile entusiasmo, riempito di aspettative. Il mio malumore per tale risultato si è espresso nei giorni seguenti con un ostinato silenzio in risposta ai suoi tentativi di contatto tramite, appunto, SMS. Poi all'improvviso ne arriva uno disarmante per la sua diversità nei toni e nell'argomento. Di quelli che vorresti tenere nella memoria del cellulare per andartelo a rileggere ogni tanto. Un messaggio con sussurri vagamente ipnotici ed allusioni al tempo passato. Che cita la poesia come mezzo di seduzione e di generatore di gelosie d'amore. Un SMS che facendo leva oltretutto (non so quanto volontariamente) sul mio autocompiacimento, mi ha indotto ad una completa inversione di rotta. Così lei, praticamente senza colpo ferire, senza esporsi troppo, senza chiarire nulla, mi ha rimesso, (volente o meno) in carreggiata. Impiegando le parole, come sono solito impiegare io. Giocando con le reazioni da loro generate e mirando a queste reazioni. E' bastato questo. A volte basta un colpo di remo per raddrizzare la rotta...ness1

    (07/05/2009 - 14:24)

    Banali, utopiche aspettative

    di ness1

    Pronto, sei tu (...)? Ciao, hai capito? Non ci posso credere hai capito cosa ha sognato?" e avanti su questo tono, con frasi scontate e riferimenti un po' banali e tutto con tono impersonale. Mi ha risposto così... Va bene, ci sono delle attenuanti, ma solo generiche... Ricomincio... Mi arriva un suo sms: la sorella, ricoverata in ospedale per la cosa più naturale del mondo, ha fatto un sogno molto significativo. E me lo racconta. Le rispondo, rigorosamente, tramite sms. Le scrivo per dirle quanto consideri straordinario tale sogno, che dimostra una volta di più quanto vita terrena e ultraterrena siano intimamente intrecciate. Cercando di farle capire quanto per me la loro  distinzione abbia più o meno il valore di una umana convenzione. Premo "send" e nemmeno ho il tempo di posare il cellulare che l'apparecchio mi vibra in mano. Una volta. Anche se era tanto, troppo tempo che non capitava, ricordavo perfettamente la procedura: un solo squillo significa "Puoi chiamarmi, sono libera". Sono incredulo e confuso ma la mano, anticipando la mia volontà, non esita a premere i tasti corrispondenti al suo  numero. Già all'inizio della sequanza dei toni mi pervade un senso misto di aspetativa ed imbarazzo che nella mia testa si traduce in un'alternanza di domande senza risposte e di ordini precisi. Ora che le dico. Lei che mi dirà. Proibito sbilanciarsi troppo, adoperare un tono di voce adeguatamente virile e nemmeno sfiorare quegli atteggiamenti dimessi e patetici da maschio in progressiva crisi di nervi... PRIMO: perchè cosa non vera e SECONDO: perchè ricordo i risultati pressoché fallimentari che questa tattica posticcia ha ottenuto in passato. Così, cercando di prendere il controllo il tutta la strumentazione neanche fossi il pilota dello Shuttle, mi accingo ad affrontare questo ennesimo round dialettico. Ma proprio come un pugile troppo dubbioso sulla sua reale capacità di affronatre il ring, bastano i primi due ganci a stendermi. Quello che, poco più che a livello limbico, mi aspettavo di buono da questa conversazione telefonica, viene soppresso sul nascere. Non ci sentivamo da mesi e lei, anzichè mostrare un minimo di emotività, è come se parlasse al suo lontano cugino per riferirgli il bollettino medico. Cerco di buttarle giù dei: Ma tu come stai? Va tutto bene? ma niente sembra in grado di non dico riportarta indietro a QUEI giorni, ma almeno a scalfire quella  scorza che le si è formata. Intimamente deluso ed amareggiato, mi costringo ad assumere io stesso un tono consono alla situazione. Rimanendo piuttosto nel vago, le porgo saluti e auguri mentre lei, con tono quasi impersonale da operatrice di call center, conclude quello che per me era diventato un calvario con un "Adesso devo andare, mia sorella mia aspetta"....ness1