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    Archivio Ottobre 2004
    (29/10/2004 - 13:55)

    Il nostro universo

    di ness1

    Scaturiscono dalla mia mente, come acqua sorgiva da una fonte di roccia. Fredde perché non pensate, bollenti perché motivate. Un’inesauribile vena temporanea, come un’ispirazione che non aspettavo mi attanaglia le meningi. Sono pieno di parole, le ho detto, ho bisogno di scrivere. E come un grafomane mi segno gli appunti fatali dove mi capita, da pezzi di carta straccia al palmare. Non voglio perdere nemmeno una parola di ciò che il cervello continua a vomitare. La notte poi, nel silenzioso tepore delle coltri, mentre i miei occhi chiedono pietà anche al chiarore della luna e le mie orecchie ronzano per smaltire il chiassoso brusio del giorno, la notte dicevo, le percepisco più chiaramente. Si posano sul mio cuscino, fino a che non prendo atto del loro significato. Allora sorrido. O piango. La mia musa ha ritrovato il suo umile cantore. Da quando abbiamo ricominciato a lavorare insieme la voglia di accamparmi davanti al monitor del pc raramente mi abbandona. Appena mi è possibile, mi siedo, socchiudo gli occhi e lascio andare le mie dita a spasso sulla tastiera. Incomincio a viaggiare così veloce e così in profondità che riesco a sorprendermi. Il tempo non esiste in questa dimensione. Ci siamo io e la mia proiezione di lei. La mia lei come-vorrei-che-fosse, in un universo nostro, personale, senza ospiti intrusi né leggi degli uomini. Un universo di anarchia cistizzata, di libertà profondamente radicata, dove ognuno di noi può liberamente sostenere le proprie scelte, esprimere i propri giudizi, vivere come preferisce, senza dover per forza fare i conti con quel becero aguzzino del senso comune. Senza scontrarsi con i rigidi vincoli imposti dalla cosiddetta morale. Nudi, ma senza rendersi conto di esserlo, come selvaggi. Ed anche spogliati da ogni pregiudizio aprioristico reciproco e soprattutto da ogni sovrastruttura ideologica. Solo noi-come-siamo. Gli occhi la nostra lingua, gli sguardi le nostre parole ...ness1

    (22/10/2004 - 13:52)

    Parole d'acqua

    di ness1

    Voglio che la mia parola sia goccia d’acqua. Che si posa sulla roccia. Duttile e malleabile come l’oro. Sinuosa ma forte come il mercurio. Che entri nella crepa, riempia le fessure. Con il tempo che gioca a suo favore. Una, cento, mille gocce. Tutte che si posano sulla roccia, tutte come oro e mercurio. Percuotono e si fanno largo nelle difese deboli. Trovano, quando esistono, i varchi più angusti e li allargano. Piano piano corrodono, corrompono, consumano. Sbriciolano, sgretolano, spaccano. Non si fermano davanti a nulla. Il tempo è dalla loro parte. Estate, inverno ed ancora estate. Scandiscono il lento susseguirsi di giorni e stagioni. Ma rimangono lì. Attendono, pazienti, cedimenti strutturali, assestamenti minimi, compromessi meccanici. Non valutano, ma approfittano. Cogliere al volo l’opportunità che viene loro offerta è la specialità in cui eccellono. E quando entrano dominano, regolano, dettano nuove condizioni. La mappa genetica dell’intera natura è patrimonio di ogni loro singola cellula. La loro non è forza bruta. L’arma segreta è il saper attendere. Come quella degli atleti che sanno giocare, anche pareggiando, piccole partite decisive per poter vincere il torneo. Non è il fulmine, preciso quanto istantaneo. Ma è l’acido, fluido e persistente. La loro presunta impalpabilità è il miglior alleato. Un nemico che, pur ai margini del tuo accampamento, sembra rimanere ore e giorni immobile senza prendere iniziativa, non può far paura. Come il tarlo scava, penetra, invade e colonizza il suo legno. Come il martello picchia sul ferro incandescente e lo piega, piano piano, colpo dopo colpo. E crea il nuovo. Forgia la forma. Se la mia parola fosse così, allora per te non ci sarebbe difesa, non ci sarebbe scampo. Saresti come io ti vorrei, vorresti le stesse cose che voglio… ness1

    (18/10/2004 - 13:49)

    Cristallo

    di ness1

    Nell’irrazionale, imprevedibile, spesso caustico procedere dei nostri giorni, a volte (chi più chi meno), capita di incappare in uno di quelli che definire storti sarebbe un eufemismo. Giorni in cui sembra che non ce ne sia una che vada per il verso giusto. Giorni amari di fiele e avari di soddisfazioni. Giorni bui, nei quali giungiamo al punto più elevato del nostro limite di sopportazione. Giorni nei quali andiamo a picco e quando raggiungiamo il fondo troviamo solo una pala per scavare. Quei giorni nei quali gli animi sensibili soffrono, piangono, urlano in silenzio. Poi, spesso tra le poche alternative che viene loro offerta, si mettono davanti all’occhio elettronico del monitor. E confessano, sfogano, condividono il proprio dolore e le proprie frustrazioni con l’immensa potenziale marea degli amici bloggers. Come facciamo noi, come sto facendo io, pur senza aspirare ad una vasta platea. Non penso di essere una persona debole, penso anzi di avere il cosiddetto pelo sullo stomaco, nel senso di elevato limite di sopportazione. Credo di avere un buon carattere, non perfetto ma comunque buono. Conosco i miei limiti e sono tollerante. Non mi deprimo facilmente e quando lo faccio mi aggrappo ad ogni appiglio per uscirne fuori. Sono tollerante con amici e conoscenti e mi comporto in maniera amichevole con tutti fino a che mi non mi danno dimostrazione di non meritare le mie attenzioni. Mi sembra di avere quindi un carattere aperto e solare, del resto sono nato il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, con il sole nella costellazione dei Gemelli.    Ma allo stesso tempo sono caratterizzato da una fragilità intrinseca. Chiamatela sovrabbondanza di sensibilità verso le dinamiche del rapporto con persone care. O ipersensibilità alle situazioni dove vengono coinvolti i sentimenti (e non sto parlando solo di amore). In questi casi sì che sono delicato. In pratica un cristallo che cammina. Basta poco. Una parola sbagliata, un gesto indelicato e subito una ragnatela di crepe avvolge il mio cuore. Il sorriso si spegne. Le ali di farfalla che poco prima mi portavano in alto, si trasformano, chiudendosi su di me come quelle di un nero pipistrello. Eh si basta poco. Ho appena ricevuto un no ad una richiesta che non nascondeva malizia. Un rifiuto ad un saluto affettuoso, che si può chiedere tranquillamente ad un’amica, figuriamoci ad un’amica particolare. E la motivazione è stata di quelle banali, che da lei non mi sarei aspettato. Mi ha negato un abbraccio, pur sapendo quanto sia importante per me. Ora Circe, se leggi questo post, sappi che so benissimo cosa stai pensando: “Ho detto no perché ho paura che ti possa affezionare troppo, che ti possa innamorare…” Sì. La solita vecchia storia, che si conclude con la stessa banale frase. Ma permettimi di darti un consiglio: lascia che sia io a decidere per me. Lascia che gli altri vivano la propria vita, facciano i propri errori ed conti con le proprie coscienze. Non permetterti di decidere per tutti quelli che ruotano volontariamente o meno nella tua orbita. Ti assicuro, non faresti loro nessun regalo. E se un amico ti chiede un abbraccio non glielo negare con queste motivazioni che sanno tanto di posticcio. Se non ne hai voglia diglielo in faccia. Potrai anche sembrare cattiva, ma almeno apparirai onesta…ness1

    PEZZI DI VETRO

    L 'uomo che cammina sui pezzi di vetro
    dicono ha due anime e un sesso di ramo duro in cuore
    e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
    sotto l'angolo retto di una stella.
    Niente a che vedere col circo,
    nè acrobati né mangiatori di fuoco,
    piuttosto un santo a piedi nudi,
    quando vedi che non si taglia, già lo sai.
    Ti potresti innamorare di lui,
    forse sei già innamorata di lui,
    cosa importa se ha vent'anni
    e nelle pieghe della mano,
    una linea che gira e lui risponde serio
    "è mia"; sottintende la vita.
    E la fine del discorso la conosci già,
    era acqua corrente un pò di tempo fa che ora si è fermata qua.
    Non conosce paura l'uomo che salta
    e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
    perchè ferirsi non è impossibile,
    morire meno che mai e poi mai.
    Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
    e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
    come ombrello teso tra la terra e il cielo.
    Lui ti offre la sua ultima carta,
    il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
    quando dice "È quattro giorni che ti amo,
    ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
    E non hai capito ancora come mai,
    mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
    Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai

    (F.De Gregori)

    Archivio Ottobre 2004