Wil Coyote. C'era una canzone di Finardi che diceva "... siamo tutti come Wil coyote...". Aveva ragione, perlomeno per quello che mi riguarda. La differenza tra noi due è che lui impiega le sgangherate ed improbabili tecnologie della fantomatica ACME, mentre io mi arrangio in maniera altrettanto sgangherata ed improbabile con gli strumenti che Dio mi ha dato. Risultato? Lei è sempre un micron al di là di quanto io possa arrivare con tutto il mio slancio. E spesso, come Wil, precipito nel vuoto. Nel baratro della più desolante costernazione, quando realizzo il fatto di quanto siamo vicini per determinate cose ma anche tanto lontani per altre... E, al contrario del sempiterno Wil, sto male. Ci sono diversi tipologie di dolore C'è il dolore dell'abrasione, grasso e pervasivo. Quello del taglio, sottile e acuto. Quello del crampo, paralizzante e stordente. E poi quello della puntura, della frattura, del morso, della martellata su un dito, fino ad arrivare a quei dolori tipo battere un gomito o un ginocchio proprio in quel punto, sì avete capito, quel punto particolare che provoca un dolore particolarmente lancinante, che mi piace definire "male ce fa ridere". Il percorso è vasto e variegato, ma penso di essere un po' un esperto del settore, quindi se vi dico che Circe me ne ha fatto conoscere nuove sfumature, (avete presente "Hellraiser"?), dovete credermi. Sensazioni meno fisiche e più psichiche ma, vi assicuro, mai astratte e sempre crudamente reali. Ma lo spirito di Wil è il mio spirito. Se precipito, mi lamento, impreco, magari piango. Ma mi rialzo sempre. E, qui viene il bello, se la cerco trovo sempre la mano amica di Circe, pronta ad aiutarmi. Lei, più bella di bip-bip ed altrettanto veloce nel ricollocarmi al posto giusto e rispedirmi a distanza di sicurezza... ness1
E' alquanto strano ritrovare un po' di tempo per me stesso, avvicinarsi alla tastiera e ricominciare a fare ciò che per mesi ho ritenuto vitale. Dalla pubblicazione dell'ultimo post è ormai trascorsa una ventina di giorni, un niente se paragonato alle mie "normali" pause di riflessione, ma un certo tempo comunque. E dire che di cose da tirare fuori ne avrei: in questi giorni il tempo non si è certo fermato ed il lento ed inesorabile suo trascorrere ha lasciato la sua naturale traccia nella mia esistenza. “Ma hai da dire qualcosa o no?”, dirai. Hai capito al volo che sto prendendo tempo. Questa cortina fumogena di parole che ho appena scritto rivela comunque le mie intenzioni. Sto cercando di mettere a fuoco, o meglio, mettere un po’ in ordine tutti i pensieri che avrei voluto esprimere nei giorni scorsi ma che, per un motivo o l’altro, non sono riuscito a riversare nell’odissea. Ma questo lo farò offline: mettere in fila tutti ‘sti soldatini implica la loro conoscenza approfondita ed un più intimo livello di coscienza. Per il momento posso dire solo che la mia barchetta, non appena esce dal molo d’attracco, continua a beccheggiare paurosamente nella tempesta provocata dalla mia strega. L’ultima sua trovata è stata quella di regalarmi una pietra liscia e screziata da macchie viola di tonalità dallo scuro al chiaro. Una pietra a forma di cuore. Non riuscendo a recepire il messaggio che vi era nascosto dietro (LEI E’ SOLO UNA MIA AMICA, SPECIALE, MA AMICA!!), mi sono fatto un po’ di paranoie che spero di elaborare e superare con l’aiuto ed il consiglio di timonieri del mare della vita più esperti di me. Perché se mi metto a pensare da solo, allora scavo fino a trovare l’oscuro e misterioso tesoro dei significati reconditi. Perché è un cuore, sì. Ma di pietra. E’ una critica rivolta a me che, nonostante la mia situazione di persona già impegnata (aggettivo orrendo), le sto facendo un po’ la corte? Oppure mi vuole presentare inconsciamente o meno l’allegoria di sé stessa, che, pur non disprezzando affatto le mie attenzioni, non intende cedere. Mi suscita anche qualche disorientamento conseguente, la riflessione sulla bellezza artificiale e ipnotica di questo oggetto che evoca per la sua forma pensieri stracolmi di calore e sensualità, mentre nella sua sostanza appare di lucida e fredda perfezione, come una scultura in onore della bellezza esteriore, fine a sé stessa. Poi c’è il discorso di quella essenza profumata. Muschio bianco a me fa impazzire da sempre. E guarda caso è quella che usa Circe. Le ho detto di metterne una goccia sul cuore di pietra, un modo carino per poterla sentire vicina. Ha fatto molto di più. Strofinandosi l’oggetto sul suo collo profumato, una, due, dieci volte, cercava di trasmettergli la sua identità aromatica. Ma l'adorabile effluvio della miscela unica, composta dal suo odore corporeo e dal profumo, ingredienti di una trappola invisibile ai miei occhi ma inconfondibile per le mie narici, quella miscela dicevo, svaniva quasi subito. Se è un segno, cosa significa? Che tutto ciò sia la metafora del nostro rapporto? Volatile. Instabile. Senza futuro. Solo un paradossale, tremendo, magnifico presente… ness1





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