Parlare con lei da soli, nella penombra è diventata un’esigenza fisica, un vizio difficilmente eliminabile. Adoro sentire il tono della sua voce bassa, roca, sensuale. E amerei ripagarla con la stessa moneta. Sogno di sussurrarle frasi alla soglia dell’udibile. Poco più che bisbigli che spiccano il volo dalle mie labbra e prendono corpo assumendo le sembianze di sottili vibrazioni che vengono percepite a livello appena cosciente. Vicini, quasi a contatto, parole morbide, di burro e miele vengono accolte dal suo delicato orecchio. Parole speziate e sinuose come liquirizia, liquide e dolci come rosolio. Ovattate e tiepide, che solleticano il timpano e provocano leggeri brividi alla base della nuca. Mi piace pensare che lei ama, come lo amo io, questa variante dell'erotico gioco dei sensi. Un appena percettibile concerto di suoni bassi e contrazioni vocali. Un delicato e sensuale scambio di frasi che ci rendono vittime della loro stessa musicalità, poiché a volte ne smarriamo il senso così inebriati nell’intenso piacere della pura percezione sonora… ness1





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