Cerco nell'oscurità di contorti meandri. Passo dopo passo, a tastoni. Se cado mi rialzo e proseguo. Mi aiuto anche col fiuto, annusando. Cerco, affamato. E come un cane randagio, cerco anche tra i rifiuti. Non importa se devo sporcarmi le mani, o se devo perdere tutto il mio candore, frenare la mia ingenua perseveranza. Se un angelo cadesse sulla terra, non si rialzerebbe per riprendere il volo? Tutto ha un prezzo. La ricerca di un equilibrio interiore ne ha senz'altro uno. I miei sensi sono aperti e ricettivi. Dilatati come la pupilla di un rapace notturno. Nell'oscurità non riesco a guardarmi intorno, ma giuro che SENTO. Sento le vibrazioni di chi mi è vicino. E non parlo di coloro che lo sono in questo momento, fisicamente. Ma di tutti i significati e i significanti della mia vita. Gli apportatori di senso. I latori di un messaggio più o meno semplice da codificare. Le sento queste vibrazioni, specialmente al buio e con gli occhi chiusi. Amici e non amici. I visi amati di chi mi vuole bene insieme a quelli legati ad esperienze meno positive. I volti semisconosciuti che anche una sola volta e per un solo attimo, mi hanno regalato un'emozione o fatto scatenare una reazione. Una scintilla di salutare, corroborante, adrenalinico assaggio di vita. Cerco brancolando, eppure procedo con disinvoltura. Fra tutti i volti passati in rassegna sotto il riflettore dei miei sensi c'è anche il suo, quello di Circe. Un volto bellissimo e terribile come quello di una dea. Capace di dare amore e morte, Eros e Thanatos, sorrisi e lacrime. Con un lato sempre seninascosto dall'ombra dell'incertezza. E' il suo il volto più significativo della parte più recente della mia vita. A quei due occhi azzurri sono legati gli attimi più ricchi di senso vissuti da un anno a questa parte. Mi soffermo un attimo su quegli occhi grandi ed ammalianti, indugio con lo sguardo della mente sui suoi capelli e poi giù sul suo corpo, sulla curva sinuosa dei suoi fianchi muliebri. Termino il mio viaggio intorno a lei sulle sue magnifiche labbra, perfette nella loro composizione. Fascinose di mistero e ammalianti nella loro torbida, sfrontata bellezza. Labbra vellutate, che amo sfiorare, saggiarne la consistenza carnosa. Lembi di carne scarlatta, padroni del dono divino di decidere il destino di un uomo: redenzione o condanna, paradiso o inferno. Prima di riaprire gli occhi scorgo nel cono d'ombra della mia strega una sagoma. Una piccola forma appena accennata, come l’ombra di un cucciolo. E sorrido. La vita a volte è così strana… Così ricca di sorprese e degna di essere vissuta. Nessuno sa cosa gli può riservare il proprio cammino, anche dietro al prossimo angolo. Finalmente mi è chiara una consapevolezza: la mia esistenza non è solo un susseguirsi di segmenti temporali, che formano una linea retta con direzione univoca dal punto N(ascita) al punto M(orte). Ma una complessa rete di rapporti e relazioni con gli altri. Relazioni e rapporti caratterizzati dalla biunivocità e dalla bivalenza, regolati da una specie di legge di gravitazione universale che stabilisce le dinamiche tra soggetti di “massa sentimentale” differente. La rete: non più metafora di trappola, ma di vita. Siamo piccoli ragni, che con invisibili fili fatti di sensi e passioni tessono frenetici il materiale del quale è composta la loro stessa esistenza. Circe, al di là di tutto, fa ormai parte anche della mia rete. Fa parte della mia vita… ness1





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