Cibo. Come esiste il cibo per il corpo, così esiste il cibo per l'anima. A volte mi rendo conto, sbigottito, che quando i rapporti tra persone, amanti, amici, prendono una determinata piega, diventiamo noi stessi cibo. Cibo che fortifica ambizioni, o fa crescere manie di grandezza e autostima. Mi rendo conto che lei per me ed io per lei siamo stati reciprocamente anche fonte di cibo per le nostre umane debolezze. Lei per me è stata (e continua ad essere) uno splendido esemplare di donna, per la quale ero pronto (adesso non saprei) a fare qualsiasi cosa. Ho perso qualche centimetro di pancetta e di "maniglie", mi sono rimesso in forma, frequento palestra e piscina e curo la mia dieta, il mio aspetto la mia immagine perlomeno quanto curo la mia mente. Non è forse nutrirsi dell'altro questo? Senza dubbio è stato un vero toccasana per la mia salute ed il mio amor proprio. D'altra parte anche lei si ciba di me. Di tutte le attenzioni che le rivolgo, i complimenti, i piccoli regali. Anche cose che, un po' mi vergogno ad ammetterlo, non ho fatto per nessun altra donna. Cose speciali, come questo diario che nonostante tutto continuo a tenere. (Dio, non so proprio chi mi abbia dato la forza di iniziare questo percorso. O forse lo so...). Tutte cose che hanno fatto da ricostituente, (ma con tutti gli ammiratori che ha, ne ha veramente bisogno?), per la sua più volte ammessa vanità. Mi chiedo, senza mettere né lei né me sul banco degli imputati, se sia giusto, umano, naturale, normale, questo atteggiamento. Se questo passaggio sia obbligatorio. Specialmente in un rapporto che per una miriade di motivi ha subito l'angosciante, violenta, svilente prepotenza di un aborto terapeutico...ness1
Come un monaco continuo a ripetermi questo mantra mentale: "Io-ho-la-mia-vita-lei-ha-la-sua-vita-non-cercare-altre-strade-hai-già-la-tua-ben-tracciata-davanti-a-te". Difficile applicarlo. Ma comunque possibile. Difficile quando la mia fantasia si mette in azione, supportata da un velo di infondato, idiota ottimismo. E macina dubbi, elabora metafore, crea sogni e castelli di sabbia, aggrappandosi ad ogni minimo appiglio suggeritogli dalla forza della memoria. Di quello che è stato o stato possibile. E' più facile, invece, quando mi ritrovo da solo. Come quando sono in auto, Allora posso concedermi mentalmente alle mie passioni. E se solo mi capita di farmi plagiare da quelle improvvise,alienanti ispirazioni provocate dalle note vomitate dallo stereo, da quelle onnipresenti tracce musicali che cercano di farmi ripiegare su me stesso, allora mi fermo. Perchè finalmente posso parlarmi. Allora il mantra viene sussurrato a fior di labbra prima. Poi recitato, come una preghiera del cuore. E se non basta, a volte urlato con voce dirompente alle mie orecchie, credendo fermamente che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire... ness1
Se ne è andato. Quell'uomo venuto da così lontano ha ripreso il suo cammino dopo averci donato momenti preziosi di autocritica e riflessione. Giusto il tempo di farci capire la nostra debolezza in quanto esseri umani individuali e la nostra forza se uniti sotto la bandiera di un'idea, di un obiettivo, di una fede. Il Papa dei grandi numeri, tanti anni di pontificato, tanti chilometri percorsi, moltissime persone incontrate e altrettante coscienze redente. Una delle poche persone che, (come canta Povia a Sanremo), ha fatto fare "oh" anche a tanti adulti. Con il suo sorriso e la sua ironia rivolta contro i protocolli e i potenti di tutto il mondo, con il suo sguardo dolce da eterno ragazzo, ci ha fatto capire una volta in più che non è poi così importante quale strada si intraprende per arrivare al punto d'incontro finale. Aiutaci anche da lassù, come hai sempre fatto quaggiù, a capire e sopportare le nostre debolezze. E a convivere con esse. Addio Karol, anzi arrivederci... ness1





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