Pronti. Via. Pronto sì, ma a vomitare insulti e spargere lacrime. A farmi viaggi e paranoie alimentandoli con il combustibile dei “se” e “ma”. Pronto a riconoscere che sì, forse l’amo e la sento vicina come non ho mai amato e sentito vicina nessun altra. Pronto a ricevere le sue scuse. Pronto a riconoscere che ci ho messo molto del mio per arrivare a questo punto. E anche pronto ad ammettere che mi sono lasciato andare fin troppo. Ma non pronto a mollare tutto e battere in ritirata. Per questo, pronto non lo sarò mai. Non lo sono. Non sono pronto a lasciarmi indietro tutto, a fare finta che lei non sia esistita. Non sono pronto ad accettare questa nuova situazione, questa proposta di “volemose bene” come due amici perché lei ha un altro uomo. Tantomeno a sentirmi dire con quel finto sguardo ingenuo da diavolo travestito, che tanto tra di noi non c’è mai stato nulla di… serio. Il groppo alla gola si ferma in una posizione strategica, che mi provoca dolore ma mi impedisce di sfogarmi in un pianto isterico e urlato, come tutto il mio corpo vorrebbe. Ed eccomi qua, a fare la parodia dell’amante abbandonato di una ridicola sceneggiata. Aldilà di ciò che lei prova per me, e certamente non ha mai detto di amarmi, quello che mi fa soffrire in realtà è il suo non tenere in considerazione i miei sentimenti, quello che provo per lei. E lei sa bene quelle che provo… Certo, nel semiserio rapporto che abbiamo intrecciato, una delle principali regole del gioco è che deve negarlo a sé stessa, come lo faccio io con me. Ma, cristosanto, ci conosciamo tanto bene da poter scrivere una tesi sull'altro, abbiamo condiviso segreti ed intimità come neanche due poetesse lesbiche faranno mai.. Allora perché tutto questo gelo tra di noi, adesso? Perché quel disagio tangibile, mentre mi parla? Sono forse sensi di colpa? Mentre solitamente al lavoro eravamo gli ultimi ad uscire dall’ufficio, oggi se ne è andata senza neanche salutarmi. Né tantomeno è arrivato quel suo solito sms “di emergenza”, quando non può venire a dirmi “ci vediamo domani” personalmente. Perchè? Pur ammettendo che le ho tenuto il muso per un paio di giorni, dopo la rivelazione - E CHI NON L’AVREBBE FATTO? - non mi sembra una pena equa. Questa forma di esilio a cui mi sta condannando rischia di esasperarmi. Non lo sopporto. Non sopporto di essere platealmente ignorato da lei, non adesso. Ragionandoci sopra posso, a fatica ma posso, sopportare il fatto che lei abbia qualcun altro. Del resto anche io non sono libero e questo l'avevo messo in preventivo. Ma dopo i bei momenti trascorsi nell'ultimo weekend, lo shopping insieme a braccetto, gli abbracci in macchina ad ogni semaforo rosso, gli sguardi penetranti e maliziosi... non può venire a dirmi che tra noi non cambia niente senza aspettarsi una mia reazione. Cazzo mi sento l'unica vittima di questa guerra....ness1





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