La luce ambrata del tramonto nel deserto filtra dalle cuciture presenti tra i morbidi panneggi della lussuosa tenda da campo. Le lampade ad olio, insieme a datteri e spezie creano un’atmosfera che sa di irreale e magico al suo interno. Il piacevole senso di sicurezza è amplificato dalla presenza, come ci si aspetta dal nido di un re, di soffici cuscini e rari tappeti di preziosa seta orientale. L’arredamento è curato, ma senza eccessi. Sopra un tavolo di ebano intarsiato brilla a tratti il riflesso di una spada ricurva, con fodero arricchito da pietre preziose e l’impugnatura in oro finemente lavorato. Uno strumento che ha significato disastro per più nemici. Bello quanto letale. “Come una donna..”, pensa Erode sorridendo. Il re è seduto su suo Kashan, un antico tappeto appartenuto alla sua stirpe da sempre. E’ in attesa. Solo. Ha congedato il corpo di guardia addetta alla sua persona, unici esseri umani a cui è permesso avvicinarlo. La sabbia che fino a qualche ora prima era rovente e impossibile da calpestare per le sue leggere calzature, ora rilascia solo un gentile tepore che filtra dal suolo, premonitore dell’imminente sbalzo di escursione termica. Si preannuncia una notte stellata e fredda. Il principe sa che sta per arrivare il momento. Ne gusta avidamente l’attesa. Guarda la grande clessidra. I suoi granelli rossi scandiscono il tempo all’unisono con il ticchettio del Patek Philippe al polso del monarca… Tra le sue mani tiene un vecchio libro di filosofia con miniature in oro, un’opera pressoché unica. Legge, ogni tanto. E in seguito medita sul significato delle parole lette, socchiudendo gli occhi. Tenta di applicare le regole del libro alla sua esistenza… invano. La mente corre e vacilla allo stesso tempo. Rinchiuso dentro quella specie di utero artificiale, l’oblio sembra essere padrone del tempo e dello spazio. Si alza e getta sul braciere con un cucchiaio cesellato un piccolo quantitativo di polvere aromatica. Comincia a dare segni d’impazienza, ma mentre sta per riaprire il libro accade qualcosa. Una musica sotto forma di sottile frequenza sonora raggiunge il suo cervello quasi senza passare per il padiglione auricolare. Le casse del suo Bang & Olufsen da duecento watt sono state attivate da un telecomando in mano a chissà chi, ma regolate in modo che il poderoso sistema di home theatre emetta solo poco più di un ronzio. Il suono dapprima è appena percettibile grazie al silenzio del deserto, ma va in crescendo e lentamente prende corpo. Dalla struttura della sintassi musicale intuisce che si tratta di una malinconica melodia berbera, ma non l’ha mai udita prima. Dopo un momento interminabile si apre il pannello d’ingresso della tenda. ed entra una figura alta e snella, con fianchi generosi e seno prorompente. Il volto, coperto da veli color porpora, si può solo immaginare. Gli occhi però sono i suoi. Sinuosa e maestosa come un pitone, avanza al centro della tenda, di fronte a lui. La fiamma del braciere comincia a diffondere l’aroma della sostanza oppiacea nell’aria mentre la musica sale d’intensità. Salomè, la favorita. Salomè l’unica. Comincia a danzare sulla musica. Le movenze sono studiate, frutto di un’antica scuola. Ma in lei appaiono come istintive, parte della sua natura. Ondeggia i fianchi con una grazia che ricorda la flessuosità di un salice; muove il bacino, inarca la schiena. L’effetto su Erode è ipnotico. Il re è rapito, estasiato, annichilito. Erode è perduto, ebbro della sensualità che in Salomè trova la sua forma corporea ideale. Ben presto la sua volontà non esiste più, è come se non fosse mai esistita. E Lei potrebbe chiedere qualsiasi cosa: metà del suo regno? La testa di un altro povero Battista? Non c’è nulla al mondo che saprebbe o potrebbe ostacolarlo. Perché gli occhi grigi di lei, dal taglio orientale, trasmettono ai suoi un messaggio inequivocabile. Un messaggio di cui lui ha una folle paura, ma che brama più di ogni altra cosa. Il messaggio che dice: “tu stanotte sarai la mia preda”… ness1





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