I giorni si trascinano, l'uno dietro l'altro, noiosi come può essere un brano di dodecafonia per un orecchio techno. Sono un po' di mattine che quando vedo quel viso riflesso sullo specchio, nemmeno intravvedo lo sguardo beffardo, intraducibile e comunque diverso, della creatura che ho consenzientemente ospitato dentro me fino qualche settimana fa. Esisteva un mr. Hide., una volta. Un essere diverso da tutti, o meglio "molto fuori dal contesto", che appena chiusa la porta di casa per andare al lavoro, si faceva largo tra le mie sinapsi, s'impadroniva della mia laringe, esplodeva dalle mie fibre fino prendere (fin troppo facilmente) il sopravvento sul mio ego. Così, anche se in apparenza sembravo la stessa persona, in realtà ero molto più di quanto fossi mai stato. Quello sguardo che si accendeva e spegneva al ritmo degli orari di lavoro, è un lontano ricordo. Ora quegli occhi esprimono nella loro catatonìa inespressiva, una noia dolorosa e quotidiana come di un'interminabile attesa in sala d'aspetto. Quell'iride rivela un desiderio inappagato di adolescente al primo appuntamento andato a "buca". E la pupilla, grande e scura, immersa al centro del bulbo ricorda una bocca che, nel suo susseguirsi di dilatazioni e contrazioni, sembra domandami "perchè?"...ness1
Le parole di quella canzone mi martellano il cervello, sottili e inevitabili come il ticchettio di una vecchia sveglia posta sul comodino. "Che vuoi che sia, se tu devi vai...", "... devo convincermi però che non è nulla, ma le mie mani tremano...". Le nubi di tempesta lontane che imperversavano laggiù, sospese come una spada di Damocle sul capo dell'orizzonte, si sono materializzate all'improvviso, aprendo le loro cateratte che portano di tristezza. E’ bastata una telefonata per dare origine a una nuova glaciazione. Una telefonata, non so dire quanto lunga, dove i sorrisi si sono intrecciati alle lacrime, gli addii agli arrivederci. “Me ne devo andare, sono stata trasferita...” .E tutte le parole che ascolti diventano pesanti da elaborare, fanno male al cervello e al cuore perché aggrovigliano la dura realtà, ai ricordi, ai sentimenti. Ogni esperienza, ogni fantasia assume nuovi significati. Diventa non tanto più preziosa (lo era già), ma unica. Tutto ciò per il quale hai vissuto gli ultimi tempi deve amaramente fare posto a una aspra constatazione: nonostante i nostri miseri sforzi, il tempo scorre inesorabile, spesso anche più del lecito, tanto più dell’auspicabile. Scioccamente pensi a Rocky, quando prendeva cazzotti e ripeteva a sé stesso "NON FA MALE!", ma lo stratagemma non sortisce l'effetto. I cazzotti sono niente in confronto. Pensare positivo diventa uno sforzo immane. Considerare ipocritamente tutto come una fase di crescita umana e professionale, non ne parliamo. E incominci a fare la lucida autopsia di una storia tra due persone. Tagli dove è possibile tagliare, cuci dove è possibile cucire. Copri dove c’è da coprire. Scopri che quel rapporto che c’era tra di noi rasentava la perfezione forse proprio perché non era completo. Con i frammenti che trattieni nelle meningi ci fai dei ragionamenti che si perdono nei loro stessi meandri. Pensieri che si interrompono per darne vita a nuovi che si intersecano con i precedenti. Un labirinto senza uscite di sicurezza, ma con l’ovvia, per quanto nascosta, conclusione. La soluzione finale che conoscevamo a priori, pur negata, rinnegata e nascosta, era dietro l'angolo. Proprio alla svolta successiva, sul nostro cammino...ness1





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