I giorni si trascinano, l'uno dietro l'altro, noiosi come può essere un brano di dodecafonia per un orecchio techno. Sono un po' di mattine che quando vedo quel viso riflesso sullo specchio, nemmeno intravvedo lo sguardo beffardo, intraducibile e comunque diverso, della creatura che ho consenzientemente ospitato dentro me fino qualche settimana fa. Esisteva un mr. Hide., una volta. Un essere diverso da tutti, o meglio "molto fuori dal contesto", che appena chiusa la porta di casa per andare al lavoro, si faceva largo tra le mie sinapsi, s'impadroniva della mia laringe, esplodeva dalle mie fibre fino prendere (fin troppo facilmente) il sopravvento sul mio ego. Così, anche se in apparenza sembravo la stessa persona, in realtà ero molto più di quanto fossi mai stato. Quello sguardo che si accendeva e spegneva al ritmo degli orari di lavoro, è un lontano ricordo. Ora quegli occhi esprimono nella loro catatonìa inespressiva, una noia dolorosa e quotidiana come di un'interminabile attesa in sala d'aspetto. Quell'iride rivela un desiderio inappagato di adolescente al primo appuntamento andato a "buca". E la pupilla, grande e scura, immersa al centro del bulbo ricorda una bocca che, nel suo susseguirsi di dilatazioni e contrazioni, sembra domandami "perchè?"...ness1





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