Ci sono dei momenti nella vita di un uomo dove si arriva ad una sorta di resa dei conti. Quando, a volte per puro masochismo, più spesso per volere del Caso, si è costretti a tirare le somme di un'esperienza, di un frammento più o meno grande d'esistenza, di una storia. Ed è un momento inevitabile. Ti cade sulla testa come la mela di Newton, quando meno te l'aspetti. Cogliendo le tue difese immunitarie deboli e in fase recessiva. Ti attacca, costringendoti ad arretrare e preparare la difesa ad oltranza. Ti sposta di peso, prendentoti di petto come un lottatore di sumo. Ti costringe a riparare nella tua misera trincea, scavata tra bugie e mezze verità. E quando ti inchioda con le spalle al muro non puoi far altro che fissare incredulo la pacchianaggine dei tanti errori che hai commesso, la banalità delle tue mancanze, l'ingenua efferratezza dei tuoi sotterfugi. Ti schiaffeggia con l'evidenza di fatti che sono sempre stati lì, sotto i tuoi occhi, ma mai ritenuti degni di essere guardati. Ti fa chinare la testa, quasi ad implorare di farla finita. Constatare all'improvviso tutte le vie di fuga e i passaggi segreti che avevai meticolosamente allestito sono solo delle trappole che ti conducono dritto dritto in bocca alla tua coscienza. Pronto ad essere divorato dai sensi di colpa. Ed è allora che guardarsi allo specchio è più difficile. Non ti piaci e non c'è maquillage o chirurgo plastico che possa coprire quello che vedi. I segni di una sconfitta e di una resa senza onore sono difficili da cancellare...ness1





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