Ci sono dei momenti, sarebbe meglio dire dei periodi, in cui la sua mancanza diventa un acuto senso di vuoto. Una velata e bigia atmosfera di incompletezza, come se fossi in attesa di qualcosa di indefinito, ma di importante. Un vuoto interiore che ti spinge a prendere il cellulare e vedere se c'è qualche suo messaggio, oppure guardare vecchie foto, o anche sfogliare qualche datato, ma azzeccato post di questa odissea.
Sapete? Mi considero un uomo fortunato (e questa si che è una fortuna). Dalla vita ho avuto ciò che volevo e ricevo tutt'ora ciò che desidero. I rimpianti occupano lo spazio che ho loro riservato e non permetto loro di interferire più di tanto nel mio quotidiano. Gioia e dolore li considero come parte dell'esistenza stessa, in questo modo riesco a trovare vitali anche i momenti che con la vita potrebbero sembrare meno affini. Credo che uno dei miei (pochi) pregi sia quello di saper dare una risposta alle mie domande, anzi, una spiegazione ai miei perché. Mi considero una persona sensibile, che riesce a inquadrare abbastanza bene chi mi sta di fronte, leggere nelle sue espressioni e nella sua mimica ciò che sente veramente, ciò che non esprime a parole (per scrupolo, per timidezza, per nascondere una verità).
So quindi, e lo do per scontato, che lei adesso non è più la persona che era prima. So che se paradossalmente dovesse tornare, non sapremmo che dirci e come guardarci. Perché fondamentalmente quei tempi torneranno mai più (ed è giusto così). A volte mi chiedo se siano o meno esistiti al di fuori della nostra percezione, non essendoci altri testimoni di ciò a cui avevamo dato vita. Ognuno di noi ha fatto le sue scelte, giuste o meno, e ormai le carte sono sul tavolo.
Allora arriva anche quella domanda alla quale non so dare una risposta: mi chiedo perché questa malinconia periodica? Perché questo ciclico girare a vuoto della mia ragione?...ness1





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