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    (07/05/2009 - 14:24)

    Banali, utopiche aspettative

    di ness1

    Pronto, sei tu (...)? Ciao, hai capito? Non ci posso credere hai capito cosa ha sognato?" e avanti su questo tono, con frasi scontate e riferimenti un po' banali e tutto con tono impersonale. Mi ha risposto così... Va bene, ci sono delle attenuanti, ma solo generiche... Ricomincio... Mi arriva un suo sms: la sorella, ricoverata in ospedale per la cosa più naturale del mondo, ha fatto un sogno molto significativo. E me lo racconta. Le rispondo, rigorosamente, tramite sms. Le scrivo per dirle quanto consideri straordinario tale sogno, che dimostra una volta di più quanto vita terrena e ultraterrena siano intimamente intrecciate. Cercando di farle capire quanto per me la loro  distinzione abbia più o meno il valore di una umana convenzione. Premo "send" e nemmeno ho il tempo di posare il cellulare che l'apparecchio mi vibra in mano. Una volta. Anche se era tanto, troppo tempo che non capitava, ricordavo perfettamente la procedura: un solo squillo significa "Puoi chiamarmi, sono libera". Sono incredulo e confuso ma la mano, anticipando la mia volontà, non esita a premere i tasti corrispondenti al suo  numero. Già all'inizio della sequanza dei toni mi pervade un senso misto di aspetativa ed imbarazzo che nella mia testa si traduce in un'alternanza di domande senza risposte e di ordini precisi. Ora che le dico. Lei che mi dirà. Proibito sbilanciarsi troppo, adoperare un tono di voce adeguatamente virile e nemmeno sfiorare quegli atteggiamenti dimessi e patetici da maschio in progressiva crisi di nervi... PRIMO: perchè cosa non vera e SECONDO: perchè ricordo i risultati pressoché fallimentari che questa tattica posticcia ha ottenuto in passato. Così, cercando di prendere il controllo il tutta la strumentazione neanche fossi il pilota dello Shuttle, mi accingo ad affrontare questo ennesimo round dialettico. Ma proprio come un pugile troppo dubbioso sulla sua reale capacità di affronatre il ring, bastano i primi due ganci a stendermi. Quello che, poco più che a livello limbico, mi aspettavo di buono da questa conversazione telefonica, viene soppresso sul nascere. Non ci sentivamo da mesi e lei, anzichè mostrare un minimo di emotività, è come se parlasse al suo lontano cugino per riferirgli il bollettino medico. Cerco di buttarle giù dei: Ma tu come stai? Va tutto bene? ma niente sembra in grado di non dico riportarta indietro a QUEI giorni, ma almeno a scalfire quella  scorza che le si è formata. Intimamente deluso ed amareggiato, mi costringo ad assumere io stesso un tono consono alla situazione. Rimanendo piuttosto nel vago, le porgo saluti e auguri mentre lei, con tono quasi impersonale da operatrice di call center, conclude quello che per me era diventato un calvario con un "Adesso devo andare, mia sorella mia aspetta"....ness1


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