La Strega mi prende la mano nella sua. Fissa con quei suoi occhi grandi e cerulei il palmo della mia sinistra.Scruta tra pieghe e linee, legge interessata. Io rimango inerte a guardarla, non sono fisicamente capace di staccarle gli occhi di dosso. Nella sua semplicità è bellissima. I suoi capelli, lunghi e castani, legati e con uno strano effetto bagnato, terminano con una lunga treccia che pare una frusta in posizione di difesa. Indossa pantaloni scuri elasticizzati a vita bassa ed un corto top bianco che esalta, sotto un pudico reggiseno, il suo petto generoso. Il piercing all'ombelico emette una luce dall'effetto ipnotico. Un'occhiata, giusto il tempo per suscitare in me flebili fantasie. D'improvviso, lo sguardo fisso al mio, mi sussurra "Ci sono due grandi dispiaceri". Un lampo negli occhi e poi torna ad essere
la Circe donna. Appuntamento improvviso ed estremamente coinvolgente. Mi ritrovo in città, solo e senza meta. Ho terminato i le mie faccende ed ora intendo sorbirmi tutto ciò che il destino mi ha riservato in questo lungo e solare pomeriggio di fine estate. Il cellulare ammicca, la sua lucina continua a lampeggiare come se mi strizzasse l'occhio. E nella mia mente lampeggia costante una fotografia del suo volto. "E chiamala..." è la didascalia sonora che mi risuona in testa. Sto guidando, mi devo fermare. Non sono ancora sicuro di volerlo fare, ma devo fare questa sosta perché il rumore dei miei pensieri, il pulsare sincopato della mia idea fissa, mi rendono distratto. Accendo una Benson, ne aspiro l’acre aroma e chiudo le palpebre. Poi senza esitazioni afferro il maledetto aggeggio e compongo il numero, quasi in trance. Mi devo concentrare, per parlare senza sembrare emozionato, senza farle capire lo sforzo che sto facendo. Dall'altoparlante risuona sorpresa la sua voce cristallina. Mi saluta, ma si sente che è indaffarata. Dopo quello che mi pare un attimo di panico da "e adesso cosa gli dico?", capisco cosa sta combinando. O meglio cosa riesce a combinare contemporaneamente. Parla al telefono, si pittura le unghie, entra in macchina e parte. Tutto questo in tempo reale. E io che mi son dovuto fermare "solo" per chiamarla. Per me è già tanto sentire la sua voce. Sarei contento, anche per così "poco". Poi, secca, diretta, folgorante, la proposta. "Perchè non ci vediamo?" Sbigottito, riesco a fatica a controllarmi, riuscendo comunque ad lasciare uscire uno di quei "sì" stirati, di concessione, che il mio ruolo mascolino mi impone. Ma lei sa che sono strafelice di vederla. Lo sa perchè lei è
la Strega. Ci vediamo quindi, solo per una mezz’oretta, (ha tanti impegni), ma per me va bene. Piazzale, fontana, ma dove si è cacciata? Sento la sua voce che mi chiama dall'altra parte della strada. Ciao come stai, come sono contento/a di vederti. Tra le chiacchiere del più e del meno, la scena della lettura della mano, terminata la quale riprende a parlare come se nulla fosse. Tra un discorso e l'altro la guardo e mi avvicino. La stringo a me e lei contraccambia il mio abbraccio. Cerco, avido di lei, la sua bocca. Ma inutilmente. "Non voglio", è la sua risposta. Sbagliato, caro mio, sbagliato pensare che se oggi avevi fatto trenta potevi anche puntare al trentuno. C'est la vie. Veloce e feroce come il tempo di due amanti ad un incontro clandestino, trascorre anche la nostra piccola frazione di pomeriggio. Un ultimo abbraccio, mentre io le sospiro la mia tristezza nell'orecchio, lei mi mordicchia la base del collo, scuotendomi dai brividi. Poi c'è chi dice che non è possibile uccidere anche così... ness1
Mi sento strano e confuso. Vorrei parlare con qualcuno, dire qualcosa di assolutamente liberatorio, addirittura catartico, ma sinceramente non saprei con chi farlo. Trovare un interlocutore per ciò che ho bisogno di estrinsecare è fuori discussione. Forse l’unica scappatoia è farlo allo specchio, con me stesso. O ancora meglio, approfittare dell’opportunità che offre la vasta, insensibile quanto eterogenea platea del web, nel suo anonimato spersonalizzante, parlando di fronte a chi vorrà leggere queste righe e magari saprà comprendermi o giudicarmi. Qualcosa di profondamente sconvolgente mi è capitato, così, tra capo e collo e ha in qualche modo alterato quel ritmo sincopato e tranquillo che caratterizzava il procedere del mio cammino quotidiano. Personalmente sto vivendo più una situazione che un’avventura (CHE BRUTTA PAROLA) ma vorrei provare a mettere per iscritto le mie sensazioni e i miei sentimenti, per renderli meno sfuggenti, più comprensibili e nitidi. Soprattutto, come dicevo, a me stesso Così queste pagine sono da considerare sia un diario, (scritto con la paura ed il desiderio recondito che qualcuno lo possa leggere) e un po’ seduta di autoanalisi. Devo premettere che il mio è uno stato d'animo che confonde la mente, mette in subbuglio lo stomaco e crea sbalzi d'umore, (di quelli ormonali non mi preoccupo più di tanto). Quindi penso che dovrò correre il rischio di essere poco chiaro, molto confuso e affatto esauriente. Pazienza. Cominciamo dall'inizio: le cose che dovete sapere sono poche: per voi il mio nome è ness1 (NESSUNO), sono sposato senza figli. Conosco mia moglie da più di cinque. Con lei vado molto d’accordo: all’inizio il sesso tra di noi era una cosa pressoché quotidiana, ora per scelta comune non è frequentissimo (pigrizia?) ma comunque discretamente soddisfacente. Non litighiamo quasi mai, siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, condividiamo gli stessi gusti per la buona tavola, il cinema, le letture, lo sport e le belle cose della vita. Ciascuno di noi coltiva i propri interessi e troviamo il modo di avere ognuno il proprio spazio ed il proprio tempo, Senza sbilanciarmi posso affermare di avere un matrimonio felice: eppure…...............................................................................................................................
Eppure qualche tempo fa, al lavoro, in sostituzione di una mia collega, è arrivata lei. Alta, mora, capelli lunghi, ondulati, sciolti sulle spalle. Occhi azzurri, ipnotici (Cameron Diaz)? di una profondità vertiginosa. Labbra carnose e turgide (Angelina Jolie?) e quei seni di una volta, di una compostezza e solidità quasi irriverenti. Avete presente, signori uomini, la trasposizione in carne ed ossa della descrizione di una dea omerica? E’ piombata nella mia vita (lavorativa) con la forza di una valanga in una vallata di montagna. E mi ha travolto. Non ci siamo conosciuti nel senso biblico del termine: il nostro “rapporto” ha cominciato ad correre su una specie di filo di rasoio, insinuandosi e zigzagando tra i paletti di una sincera amicizia ed un’altrettanto assurda complicità emotiva ed intellettuale. Sin dai primi tempi ho avuto l’impressione che l’empatia che avevo con lei avesse qualcosa di sconcertante. All’inizio mi ha sorpreso più di una volta a guardarla ed io girandomi, arrossivo facendo finta di niente. (I SUOI OCCHI, STAREI DELLE ORE A GUARDARLI SENZA SENTIRE IL TRASCORRERE DEL TEMPO, SE NON FOSSE CHE LO SCANDISCONO LE PULSAZIONI CHE SENTO IN GOLA) Il suo guardo è così intenso che, appena lo punta nella mia direzione, scatena all’interno un vorticoso ciclone di carnali fantasie e sogni erotici ad occhi aperti. Una vera botta, poi, quando mi richiama alla realtà col suo sorriso tra il beffardo ed il comprensivo. Comincia a svolgere le sue mansioni con una passione ed una facilità quasi disarmante, con grande padronanza di gesti e situazioni. Uno spettacolo da vedere e apprezzare. Un passo successivo, e per me una specie d’illuminazione: cominciamo a parlare, anzi, lei comincia. E non parla del più e del meno. Dapprima mi coinvolge nella sua vita sentimentale (è in crisi col fidanzato), in seguito mi racconta con elegante spregiudicatezza delle sue avventure. Passano i giorni la nostra reciproca conoscenza si fa più profonda e forse si diverte a mettermi alla prova, sconcertandomi con particolari da luci rosse misti ad espressioni di candidezza virginea. Spazia dal sacro al profano con il candore di una selvaggia che non ha la minima cognizione della definizione dell’uno e dell’altro. Riesce ad annichilirmi con la sua torbida innocenza, il suo fascino mi avvinghia e come un serpente stritola tra le sue spire le mie ridicole barriere costruite con vecchie convenzioni e falsi pudori. Mi invischia in un morboso gioco del confessore, dove lei mi chiede dei consigli per le sue incertezze ed io in cambio mi nutro della sua tremenda bellezza. (MI GIRA
Sono vittima di Circe. Già la chiamo così e lei lo sa. La chiamo così non solo perché ha trasformato un uomo in una sorta di pseudo-porco, come le avevo detto per darle una spiegazione plausibile (anche se del vero c’è), ma soprattutto perché mi ha stregato, completamente. Come Ulisse mi sento un po’ il suo Nessuno in questa odissea nei sensi. Ne vale la pena, direte? Non lo so, Ma questa sera, ero solo in casa. Potevo uscire, anzi volevo uscire. Potevo andare in un locale dove probabilmente l’avrei trovata, la tentazione è stata forte. Ma non desidero vederla in compagnia di altri, fare magari la figura dell’ennesima sua preda (AH AH UN’ALTRA ZECCA,





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