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    (17/09/2004 - 11:11)

    Bruja

    di ness1

    La Strega mi prende la mano nella sua. Fissa con quei suoi occhi grandi e cerulei il palmo della mia sinistra.Scruta tra pieghe e linee, legge interessata. Io rimango inerte a guardarla, non sono fisicamente capace di staccarle gli occhi di dosso. Nella sua semplicità è bellissima. I suoi capelli, lunghi e castani, legati e con uno strano effetto bagnato, terminano con una lunga treccia che pare una frusta in posizione di difesa. Indossa pantaloni scuri elasticizzati a vita bassa ed un corto top bianco che esalta, sotto un pudico reggiseno, il suo petto generoso. Il piercing all'ombelico emette una luce dall'effetto ipnotico. Un'occhiata, giusto il tempo per suscitare in me flebili fantasie. D'improvviso, lo sguardo fisso al mio, mi sussurra "Ci sono due grandi dispiaceri". Un lampo negli occhi e poi torna ad essere la Circe donna. Appuntamento improvviso ed estremamente coinvolgente. Mi ritrovo in città, solo e senza meta. Ho terminato i le mie faccende ed ora intendo sorbirmi tutto ciò che il destino mi ha riservato in questo lungo e solare pomeriggio di fine estate. Il cellulare ammicca, la sua lucina continua a lampeggiare come se mi strizzasse l'occhio. E nella mia mente lampeggia costante una fotografia del suo volto. "E chiamala..." è la didascalia sonora che mi risuona in testa. Sto guidando, mi devo fermare. Non sono ancora sicuro di volerlo fare, ma devo fare questa sosta perché il rumore dei miei pensieri, il pulsare sincopato della mia idea fissa, mi rendono distratto. Accendo una Benson, ne aspiro l’acre aroma e chiudo le palpebre. Poi senza esitazioni afferro il maledetto aggeggio e compongo il numero, quasi in trance. Mi devo concentrare, per parlare senza sembrare emozionato, senza farle capire lo sforzo che sto facendo. Dall'altoparlante risuona sorpresa la sua voce cristallina. Mi saluta, ma si sente che è indaffarata. Dopo quello che mi pare un attimo di panico da "e adesso cosa gli dico?", capisco cosa sta combinando. O meglio cosa riesce a combinare contemporaneamente. Parla al telefono, si pittura le unghie, entra in macchina e parte. Tutto questo in tempo reale. E io che mi son dovuto fermare "solo" per chiamarla. Per me è già tanto sentire la sua voce. Sarei contento, anche per così "poco". Poi, secca, diretta, folgorante, la proposta. "Perchè non ci vediamo?" Sbigottito, riesco a fatica a controllarmi, riuscendo comunque ad lasciare uscire uno di quei "sì" stirati, di concessione, che il mio ruolo mascolino mi impone. Ma lei sa che sono strafelice di vederla. Lo sa perchè lei è la Strega. Ci vediamo quindi, solo per una mezz’oretta, (ha tanti impegni), ma per me va bene. Piazzale, fontana, ma dove si è cacciata? Sento la sua voce che mi chiama dall'altra parte della strada. Ciao come stai, come sono contento/a di vederti. Tra le chiacchiere del più e del meno, la scena della lettura della mano, terminata la quale riprende a parlare come se nulla fosse. Tra un discorso e l'altro la guardo e mi avvicino. La stringo a me e lei contraccambia il mio abbraccio. Cerco, avido di lei, la sua bocca. Ma inutilmente. "Non voglio", è la sua risposta. Sbagliato, caro mio, sbagliato pensare che se oggi avevi fatto trenta potevi anche puntare al trentuno. C'est la vie. Veloce e feroce come il tempo di due amanti ad un incontro clandestino, trascorre anche la nostra piccola frazione di pomeriggio. Un ultimo abbraccio, mentre io le sospiro la mia tristezza nell'orecchio, lei mi mordicchia la base del collo, scuotendomi dai brividi. Poi c'è chi dice che non è possibile uccidere anche così... ness1

    (03/07/2004 - 13:22)

    Odissea nei sensi - Il nuovo inizio

    di ness1

    Mi sento strano e confuso. Vorrei parlare con qualcuno, dire qualcosa di assolutamente liberatorio, addirittura catartico, ma sinceramente non saprei con chi farlo. Trovare un interlocutore per ciò che ho bisogno di estrinsecare è fuori discussione. Forse l’unica scappatoia è farlo allo specchio, con me stesso. O ancora meglio, approfittare dell’opportunità che offre la vasta, insensibile quanto eterogenea platea del web, nel suo anonimato spersonalizzante, parlando di fronte a chi vorrà leggere queste righe e magari saprà comprendermi o giudicarmi. Qualcosa di profondamente sconvolgente mi è capitato, così, tra capo e collo e ha in qualche modo alterato quel ritmo sincopato e tranquillo che caratterizzava il procedere del mio cammino quotidiano. Personalmente sto vivendo più una situazione che un’avventura (CHE BRUTTA PAROLA) ma vorrei provare a mettere per iscritto le mie sensazioni e i miei sentimenti, per renderli meno sfuggenti, più comprensibili e nitidi. Soprattutto, come dicevo, a me stesso Così queste pagine sono da considerare sia un diario, (scritto con la paura ed il desiderio recondito che qualcuno lo possa leggere) e un po’ seduta di autoanalisi. Devo premettere che il mio è uno stato d'animo che confonde la mente, mette in subbuglio lo stomaco e crea sbalzi d'umore, (di quelli ormonali non mi preoccupo più di tanto). Quindi penso che dovrò correre il rischio di essere poco chiaro, molto confuso e affatto esauriente. Pazienza. Cominciamo dall'inizio: le cose che dovete sapere sono poche: per voi il mio nome è ness1 (NESSUNO), sono sposato senza figli. Conosco mia moglie da più di cinque. Con lei vado molto d’accordo: all’inizio il sesso tra di noi era una cosa pressoché quotidiana, ora per scelta comune non è frequentissimo (pigrizia?) ma comunque discretamente soddisfacente. Non litighiamo quasi mai, siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, condividiamo gli stessi gusti per la buona tavola, il cinema, le letture, lo sport e le belle cose della vita. Ciascuno di noi coltiva i propri interessi e troviamo il modo di avere ognuno il proprio spazio ed il proprio tempo, Senza sbilanciarmi posso affermare di avere un matrimonio felice: eppure…............................................................................................................................... 

    Eppure qualche tempo fa, al lavoro, in sostituzione di una mia collega, è arrivata lei. Alta, mora, capelli lunghi, ondulati, sciolti sulle spalle. Occhi azzurri, ipnotici (Cameron Diaz)? di una profondità vertiginosa. Labbra carnose e turgide (Angelina Jolie?) e quei seni di una volta, di una compostezza e solidità quasi irriverenti. Avete presente, signori uomini, la trasposizione in carne ed ossa della descrizione di una dea omerica? E’ piombata nella mia vita (lavorativa) con la forza di una valanga in una vallata di montagna. E mi ha travolto. Non ci siamo conosciuti nel senso biblico del termine: il nostro “rapporto” ha cominciato ad correre su una specie di filo di rasoio, insinuandosi e zigzagando tra i paletti di una sincera amicizia ed un’altrettanto assurda complicità emotiva ed intellettuale. Sin dai primi tempi ho avuto l’impressione che l’empatia che avevo con lei avesse qualcosa di sconcertante. All’inizio mi ha sorpreso più di una volta a guardarla ed io girandomi, arrossivo facendo finta di niente. (I SUOI OCCHI, STAREI DELLE ORE A GUARDARLI SENZA SENTIRE IL TRASCORRERE DEL TEMPO, SE NON FOSSE CHE LO SCANDISCONO LE PULSAZIONI CHE SENTO IN GOLA) Il suo guardo è così intenso che, appena lo punta nella mia direzione, scatena all’interno un vorticoso ciclone di carnali fantasie e sogni erotici ad occhi aperti. Una vera botta, poi, quando mi richiama alla realtà col suo sorriso tra il beffardo ed il comprensivo. Comincia a svolgere le sue mansioni con una passione ed una facilità quasi disarmante, con grande padronanza di gesti e situazioni. Uno spettacolo da vedere e apprezzare. Un passo successivo, e per me una specie d’illuminazione: cominciamo a parlare, anzi, lei comincia. E non parla del più e del meno. Dapprima mi coinvolge nella sua vita sentimentale (è in crisi col fidanzato), in seguito mi racconta con elegante spregiudicatezza delle sue avventure. Passano i giorni la nostra reciproca conoscenza si fa più profonda e forse si diverte a mettermi alla prova, sconcertandomi con particolari da luci rosse misti ad espressioni di candidezza virginea. Spazia dal sacro al profano con il candore di una selvaggia che non ha la minima cognizione della definizione dell’uno e dell’altro. Riesce ad annichilirmi con la sua torbida innocenza, il suo fascino mi avvinghia e come un serpente stritola tra le sue spire le mie ridicole barriere costruite con vecchie convenzioni e falsi pudori. Mi invischia in un morboso gioco del confessore, dove lei mi chiede dei consigli per le sue incertezze ed io in cambio mi nutro della sua tremenda bellezza. (MI GIRA LA TESTA , NON RIESCO A REGGERE, QUANDO MI STA VICINO COSI’ L’ODORE DEL SUO CORPO E DEI SOUI CAPELLI MI UCCIDE). Al termine di questa specie di rito d’iniziazione, mi ritrovo a parlare anch’io come lei, le racconto di cose che non ho mai confessato a nessuno, forse nemmeno alla mia compagna. (A VOLTE LEI LA DEFINISCE MOROSA , MI PIACE PENSARE SIA UN LAPSUS FROIDIANO) Parlo senza vergogna, le narro coscientemente quelle che sono le mie pulsioni sessuali, i miei desideri reconditi nei suoi confronti. E lei, con conturbante malizia, risponde alle mie, con fantasie da kamasutra degne di testi sacri dell’arte amatoria. Parliamo al buio, approfittando di una situazione di lavoro, in una stanza dove comunque non siamo soli, dove potrebbero sentirci (NON FACCIAMOCI VEDERE DAI NOSTRI COLLEGHI, CHISSA’ COSA PENSEREBBERO). Incontro dopo incontro mi faccio più ardito, cerco e trovo un po’ di contatto fisico (MA COME FA AD ACCETTARE LE MIE “AVANCES”. DA UNO COME ME? SONO TROPPO AL DI SOTTO DEL SUO STANDARD). Ma lei sa dove farmi arrivare e (PURTROPPO!!) sa anche come fermarmi qualora invadessi territori che non intende farmi esplorare. Qualche carezza, un gemito bollente, un sospiro voluttuoso e promettente. Nei primi tempi i nostri incontri sono pomeridiani a settimane alterne, Poi a causa dell’assenza di una collega, abbiamo cominciato a lavorare spalla a spalla, dal mattino a tardo pomeriggio. Per me incomincia una lunga, lenta tortura ma dolorosamente dolce. I complici sguardi incrociati sotto gli ignari occhi di estranei, la precisa sensazione della sua presenza alle mie spalle, l’ironico sorriso quando mi vede rabbuiato (FORSE LEI SA), gli ammiccamenti l’uno verso l’altra, il finto e forzato disinteresse dovuto alla contingenza del momento e alla presenza di estranei. E poi giochi con parole di uso quotidiano, semplici e un po’ banali per tutti ma per noi carichi di intenso contenuto sensuale. Per me è una girandola di sorprese ed emozioni nuove. (NON MI SENTO PIU’ COSI’ DA QUANDO ERO UN RAGAZZINO, VORREI DIRLE) Sei pericolosa, le ripeto per più di una volta. Mi chiede perché. “Tu sei una di quelle in grado di mandare via di testa un uomo” è la prima risposta che mi viene in mente. Allora è la risposta giusta. Incomincia a farlo con me. Con il suo cellulare sempre a portata di mano, organizza intrighi e seleziona incontri, come un’impenitente libertina. Con la faccia tosta degna del più navigato sbruffone inconsciamente mi sfida, legge i messaggi, sorride, fa commenti ad alta voce e risponde. A chi? Ma naturalmente ad altri come me, vittime non si sa quanto ignare delle sue concessioni, di qualunque tipo lei voglia concedere.. Dice: posso prendere ciò che voglio quando voglio. Non so se davvero è così, ma lei sembra così sicura che comincio a crederlo veramente. Mi accorgo che per lei non sono altro che una persona come tante, almeno da un certo punto di vista. E incomincio anche a provare un serio, crescente quanto fuori luogo, sentimento di gelosia. (MA, MI RIPETO, CHI TI CREDI DI ESSERE? SEI SPOSATO, LEI INVECE E’ LIBERA. LIBERA HAI CAPITO? HAI SCELTO DI NON EVITARE LA SUA ESPLOSIVA CORPOREITA’, HAI VOLUTO AFFRONTARLA, QUINDI ORA PUOI SPERARE SOLAMENTE DI NON PEGGIORARE LE COSE). Quando torno a casa cerco di liberarmi dalle sue dolci tossine, e cerco di farlo in svariati modi, anche con l’inconsapevole aiuto della mia compagna. Ma nella mente mi ritrovo sempre a fissare quegli occhi di un azzurro accecante, quelle labbra che non ho mai baciato. Quei fianchi armoniosi, quel ventre liscio centrato dal piercing, quasi a voler dire “il tesoro è qui”. E quel dorso perfetto, che quando si lascia massaggiare emana un particolare odore femminile che entra in profondità dalle narici, raggiunge il mio ipotalamo e lì rimane per ore. Le sue cosce lisce e guizzanti, a volte sapientemente dischiuse e invitanti, tanto da permettere alla mia mano di accarezzarle fino all’inguine, ma (ahimé, crudele) mai totalmente divaricate. Cosce che, riconoscendo il mio tocco, mi dicono::“Può bastare, più in là non si può andare”, serrandomi la mano. E mi rendo conto (SEI UNO SCIOCCO!!) che questo succede solo quando è lei a desiderarlo, come quando mi ha fatto chiudere gli occhi e mi ha preso il dito in bocca (IL DITO E’ IL SOLO FORTUNATO, MA IL CAZZO E’ INCREDULO, QUESTA ERA LA BATTUTA !!). Posso aspettare ore per stare con lei, al buio, sperando invano (CHE GROSSO SCIOCCO!!) che quello che stava per accadere ieri possa arrivare oggi. Ma no, no oggi si ricomincia. Mi chiede qualche altro consiglio per i suoi problemi con i genitori, (DALLA PADELLA) oppure mi racconta cosa ha combinato col suo attuale stallone (ALLA BRACE!!). Ma lei può farlo, mi conosce, è colpa mia che le ho dato libera facoltà di impazzare su e giù per il mio corpo dal cervello fino allo scroto. Forse un vantaggio c’è: vado a lavorare (MOOOLTO) più volentieri di prima, è stata un vero incentivo alla produzione, direi che sono diventato persino stacanovista. Probabilmente, e questo non sarà altro che un ulteriore segnale della mia resa in questa partita senza storia, (6-0, 6-0, 6-0) le farò anche leggere queste pagine. Sono conscio del rischio che corro nello svestirmi di buona parte del mio “machismo” e presentarmi così, ma così almeno riuscirò a rivelarle tutto ciò che viene inibito o mandato nel limbo dal suo sguardo magnetico e assassino. Per un po’ di tempo anche io ho usato il cellulare per scriverle messaggi, cosa che ho fatto di rado anche con la mia compagna. Poi mi sono arreso di fronte alla carenza pur giustificata di risposte. Ammetto però che sobbalzo non appena parte il sonoro della ricezione di un sms. La mia strana storia con lei sta riducendo la mia esistenza ad una sorta di luna park, pieno di luci e suoni ma anche di angoli bui e squallidi. Un luna park con tanto di montagne russe e giri della morte che fanno salire l’adrenalina a mille, ma anche con il baraccone del tiro a segno, dove io sono dall’altra parte del fucile, bersaglio affatto mobile e pieno di conscio masochismo (CAZZO MA SE DEVI SPARARE SPARA DRITTO, IN QUESTA GUERRA NON SI FANNO PRIGIONIERI!!). In effetti devo però ammettere che lei, pur avendo con me questo tipo di rapporto così intimo, così complice, quasi da platonici amanti degenerati e decadenti, non mi ha mai promesso niente. Mostrato tanto, ma promesso niente, (la buona merce si guarda ma non si tocca). E forse è colpa mia (COGLIONE) se mi trovo in questo stato che varia dalla più estenuante prostrazione, ad una confusa incertezza, fino a rasentare un’euforia che ha del bizzarro. Ma sono pronto a pagare il conto. Lo devo fare, sta a me, al costruttore di castelli, all’edificatore di torri che non stanno in piedi. Il mio lato Gemelli ha prevalso sul mio lato Vergine e mi sono lasciato prendere per mano in un volo erotico-romantico verso l’isola che non c’è da un essere che con Peter Pan non ha nulla a che fare (neanche con Trilly, ha le tette più belle). Ora, a mente “tiepida”, so che non posso andare troppo oltre con lei. Non posso per una serie di motivi: il primo è che l’ordine che sta cercando di ripristinare nella sua vita ha bisogno del numero minimo di variabili impazzite ed incontrollabili. Le voglio bene e si merita il meglio, anche se non so se lo saprà cercare. Il secondo è che non posso prometterle niente di profondamente coinvolgente (MA LO SENTITE? IPOCRITA!!). La considero una persona molto speciale, una persona alla quale è difficile resistere e alla quale ho concesso e da lei ricevuto le più intime confidenze. Lo ammetto: sono stato molto vicino a perdere la testa per lei, anzi, la mia proverbiale razionalità ha vacillato e ha rischiato di franare in mille e più frammenti. Ora non mi resta che considerarla una vecchia, buona, splendida amica, un’amica con la quale parlare, farci delle coccole, consolarci a vicenda, magari farci anche all’amore, quel tipo amore disperato di chi non vede più davanti a sé un molo dove approdare, per riposarsi e ripartire. Ma nulla di più. Il mio treno è un vecchio accelerato, che di notte, in una stazione lontana, ne ha incontrato uno di ultima generazione e ha visto per pochi istanti quello che avrebbe potuto essere. E’ una questione di ritmi vitali e di tempi sbagliati. In un’altra vita, forse…............ come in quella canzone.  

    Sono vittima di Circe. Già la chiamo così e lei lo sa. La chiamo così non solo perché ha trasformato un uomo in una sorta di pseudo-porco, come le avevo detto per darle una spiegazione plausibile (anche se del vero c’è), ma soprattutto perché mi ha stregato, completamente. Come Ulisse mi sento un po’ il suo Nessuno in questa odissea nei sensi. Ne vale la pena, direte? Non lo so, Ma questa sera, ero solo in casa. Potevo uscire, anzi volevo uscire. Potevo andare in un locale dove probabilmente l’avrei trovata, la tentazione è stata forte. Ma non desidero vederla in compagnia di altri, fare magari la figura dell’ennesima sua preda (AH AH UN’ALTRA ZECCA, LA NUMERO DUE , MAGARI CON I PANTALONI COLOR MELANZANA). Allora ho preso portatile, sigarette, caffé (Dashiell Hammett sarebbe stato fiero di me) e sono uscito sul balcone, ispirato a scrivere e sfogarmi come mai prima d’ora. Mentre scrivo ogni tanto getto l’occhio lì, sul tavolo, ad un pezzetto di carta stracciato. C’è disegnato uno strano scarabocchio, un incrocio tra il primissimo piano di una pupilla e una palla di pelo. In origine quel disegno era affiancato da una frase, una bella frase sincera, scritta da lei e che lei mi ha messo in mano quando eravamo fianco a fianco ad una noiosissima assemblea per lavoro (BUGIARDO, NON E’ STATA NOIOSA, C’ERA PUR SEMPRE LEI!!) Per timore che cadesse nelle mani sbagliate di comune accordo abbiamo deciso di bruciarlo. Separandomi con molto sforzo da quelle parole, ho tenuto per me il disegno. Lo strappo non è netto e si leggono alcuni mozziconi della frase bruciata. Si leggono ancora i tre vocaboli più importanti: Ti … veram … bene. Per queste tre parole posso dire: sì, ne vale la pena…ness1 

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