Le note struggenti della chitarra di Paco de Lucìa scandiscono la colonna sonora della mia giornata. Per un attimo mi sono smarrito nei meandri dei miei pensieri. Ora rammento che avevo iniziato il post con altre intenzioni… Mi devo fare un appunto in grassetto "sarebbe meglio mettere un titolo solo alla fine, quando riesci a intravedere un minimo di senso in ciò che hai scritto". Insomma, Circe è stata particolarmente premurosa nei miei confronti, probabilmente ha visto che sono un po’ giù e ha voluto venirmi incontro per saperne di più. Lo ho apprezzato molto, è un gesto gentile. Ma come faccio ora a collegare tutto questo con le sensazioni che ho provato in seguito? Proverò. Secondo me questa premura inaspettata, la mia voglia dei lei, il mio periodo poco brillante, la mia stanchezza fisica e chissà quale catalizzatore psichico hanno sviluppato un'equazione che come risultato mi ha donato un'anomala, temporanea sensibilità acustica. Alle sei di sera mi sono reso conto di essere stato catturato emotivamente dai rumori. Ma non nell’accezione negativa del termine, bensì da alcune semplici, casuali emissioni non coordinate di onde sonore. Non sto parlando di musica, sarebbe facile. Come per magia il brano di sottofondo che sto ascoltando nel mio ufficio, passa ad un livello di coscienza inferiore rispetto allo scorrere ritmico e fluido del suono dei tasti picchiettati sulla tastiera, che assumono il controllo del primo livello. Dal leggero fruscio dei fogli di carta al tiepido respiro della ventola del pc scaturisce e prende forma una specie lieve gabbia sonora. Un'aura che mi segue, amplificando il rumore dei miei passi che risuonano ovattati sul pavimento del corridoio ormai deserto, fino ad impreziosire persino lo scatto delle serrature alle porte. E continua ad essere presente anche in auto, alimentata dal morbido fruscio dei sedili in pelle e dal delizioso ticchettare degli indicatori di direzione. Ah, il valore del silenzio, che esalta e rende speciale ogni sua minima frattura. Forse esagero paragonando questa situazione ad una specie di trance estatica. Forse no. Sicuramente i miei sensi avevano bisogno di evadere, di uscire un po’ dal seminato ed esplorare una parte di quel dimenticato universo che ci circonda ed accompagna tutti i giorni. Inconsapevolmente, lo ammetto, ci ho provato. Ho provato a lasciarmi andare e ho scoperto che la mia odissea sul mare dei sensi si arricchisce di un altro elemento. Ha trovato un nuovo mezzo. Percorrendo non so quanti chilometri in balìa di questa quieta e tranquillizzante compagnia di onde sonore incontrollate, rapito da ciò che io stesso provocavo, ho avuto il tempo e lo spazio necessari per mettere un po’ di ordine in quello scaffale impolverato e disordinato che sta diventando il mio concetto di esistenza. Mi è stato utile. Oggi sono più tranquillo. E i quotidiani rumori sono più famigliari, diventano significati e significanti. Non fanno più parte di ciò che è al di fuori di me… ness1





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