Il ritorno. Alla fine, come è giusto, sono di nuovo qui. La vacanza è terminata lasciandomi in bocca quel sapore dolce e amaro di cose e persone appena sfiorate e che già appartengono al passato. La situazione, vagamente onirica, di quando ti svegli di nuovo nel tuo letto e ricordi che appena ventiquattro ore prima eri in un altro luogo, insieme ad altra gente. Insieme a sconosciuti che per poco più di un attimo sono diventati tuoi referenti principali e portatori di un minimo di senso nella tua esistenza. Allora richiudi gli occhi, sperando e temendo simultaneamente di trovarti nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Il ritorno, questa vaga promessa di certezza che cancella e rende oblio ciò che ha vissuto per poche ore. Ma che comunque è esistito. Dei magnifici quanto deserti e incontaminati posti che ho potuto ammirare, una cosa particolare mi ha colpito: l'Oscurità ed il Silenzio. La maiuscola è d'obbligo. Un Silenzio ovattato, ottuso, talmente irreale e al di fuori dalle nostre abitudini da sembrare artificiale. E Oscurità assoluta, una totale mancanza di riferimenti visivi per centinaia di chilometri. Tutto ciò rende i tuoi pensieri nitidi, quasi come stessi guardando delle foto dotate di sonoro. Ci credi se ti dico che ho SENTITO e VISTO ciò che pensavo? Penso vagamente di aver vissuto come una sorta di esperienza tra il soprannaturale e l'iperreale, ma è stato fantastico. La mia spiegazione e quella di aver recuperato un repertorio di strumenti dei quali tutti disponiamo ma che avevo dimenticato, un bagaglio di risorse naturali per tutti gli esseri umani ma alle quali, per un motivo o l'altro, non facciamo più ricorso. Questo è essenzialmente ciò che mi mancherà della mia vacanza. Ora sono contento di essere di nuovo qui con te. Ben ritrovato, ben ritrovati tutti... ness1
Un velo mi avvolge, quello del dubbio. Cosa sto mai facendo? Perché mi sono consegnato anima e corpo ad una persona che conosco appena? Adoro l'incertezza perchè, come l'onda dell'oceano in cui si dibatte il naufrago, mi fa sentire, per quanto precariamente, ancora vivo. Io, qui, aggrappato con tutte le forze rimastemi ad una zattera fatta di momenti sospesi nel tempo, di occasioni irrimediabilmente perdute. Ma giorno dopo giorno sono ancora io e sono vivo. Mi alzo alle sette, barba, caffé e al lavoro. La incontro. L'illuminazione. Con un cenno a volte fastidiosamente neutro, a volte simpaticamente malizioso dei suoi occhi mi dà il buongiorno. Inizia un nuovo episodio della nostra piccola ma grande, appassionata e sterile storia (non so di che tipo). Le nostre bocche si sono sfiorate più di una volta e per più di una volta i nostri gemiti si sono impadroniti del silenzio. Lei può fare tutto ciò che vuole con me, io posso solamente cercare di controbattere i suoi attacchi (lo voglio?). Ma probabilmente neanche lei sa quello che vuole da me. Anche lei si accontenta razionalmente o no, di ciò che possiamo concedere l'uno all'altra. Incredibile storia. Ma vera. Come vere sono le parole che ci sussurriamo, ricche di miele (oh, il miele) e di promesse mai fatte, sempre sussurrate alle nostre orecchie e gridate ai nostri sensi. Erotico. Ha un modo di fare che genera amore carnale, pulsione coinvolgente. Che parte dal suo volto, dalle sue labbra carnose e tumide, che rivelano il suo sesso. Tumido. Accogliente. Caldo. I miei sogni sono popolati non da lei ma dalle sensazioni che sgorgano dalla mia mente messa a dura prova dal tempo con lei trascorso. Non arrivasse mai domani, perchè domani sarà solo un giorno in meno da trascorrere insieme a lei. Perchè domani sarà di nuovo tormento ed estasi. Cose rivelate e cose segrete. Carezze profonde e intimità accennata. Come sempre…ness1
Mi sento strano e confuso. Vorrei parlare con qualcuno, dire qualcosa di assolutamente liberatorio, addirittura catartico, ma sinceramente non saprei con chi farlo. Trovare un interlocutore per ciò che ho bisogno di estrinsecare è fuori discussione. Forse l’unica scappatoia è farlo allo specchio, con me stesso. O ancora meglio, approfittare dell’opportunità che offre la vasta, insensibile quanto eterogenea platea del web, nel suo anonimato spersonalizzante, parlando di fronte a chi vorrà leggere queste righe e magari saprà comprendermi o giudicarmi. Qualcosa di profondamente sconvolgente mi è capitato, così, tra capo e collo e ha in qualche modo alterato quel ritmo sincopato e tranquillo che caratterizzava il procedere del mio cammino quotidiano. Personalmente sto vivendo più una situazione che un’avventura (CHE BRUTTA PAROLA) ma vorrei provare a mettere per iscritto le mie sensazioni e i miei sentimenti, per renderli meno sfuggenti, più comprensibili e nitidi. Soprattutto, come dicevo, a me stesso Così queste pagine sono da considerare sia un diario, (scritto con la paura ed il desiderio recondito che qualcuno lo possa leggere) e un po’ seduta di autoanalisi. Devo premettere che il mio è uno stato d'animo che confonde la mente, mette in subbuglio lo stomaco e crea sbalzi d'umore, (di quelli ormonali non mi preoccupo più di tanto). Quindi penso che dovrò correre il rischio di essere poco chiaro, molto confuso e affatto esauriente. Pazienza. Cominciamo dall'inizio: le cose che dovete sapere sono poche: per voi il mio nome è ness1 (NESSUNO), sono sposato senza figli. Conosco mia moglie da più di cinque. Con lei vado molto d’accordo: all’inizio il sesso tra di noi era una cosa pressoché quotidiana, ora per scelta comune non è frequentissimo (pigrizia?) ma comunque discretamente soddisfacente. Non litighiamo quasi mai, siamo sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda, condividiamo gli stessi gusti per la buona tavola, il cinema, le letture, lo sport e le belle cose della vita. Ciascuno di noi coltiva i propri interessi e troviamo il modo di avere ognuno il proprio spazio ed il proprio tempo, Senza sbilanciarmi posso affermare di avere un matrimonio felice: eppure…...............................................................................................................................
Eppure qualche tempo fa, al lavoro, in sostituzione di una mia collega, è arrivata lei. Alta, mora, capelli lunghi, ondulati, sciolti sulle spalle. Occhi azzurri, ipnotici (Cameron Diaz)? di una profondità vertiginosa. Labbra carnose e turgide (Angelina Jolie?) e quei seni di una volta, di una compostezza e solidità quasi irriverenti. Avete presente, signori uomini, la trasposizione in carne ed ossa della descrizione di una dea omerica? E’ piombata nella mia vita (lavorativa) con la forza di una valanga in una vallata di montagna. E mi ha travolto. Non ci siamo conosciuti nel senso biblico del termine: il nostro “rapporto” ha cominciato ad correre su una specie di filo di rasoio, insinuandosi e zigzagando tra i paletti di una sincera amicizia ed un’altrettanto assurda complicità emotiva ed intellettuale. Sin dai primi tempi ho avuto l’impressione che l’empatia che avevo con lei avesse qualcosa di sconcertante. All’inizio mi ha sorpreso più di una volta a guardarla ed io girandomi, arrossivo facendo finta di niente. (I SUOI OCCHI, STAREI DELLE ORE A GUARDARLI SENZA SENTIRE IL TRASCORRERE DEL TEMPO, SE NON FOSSE CHE LO SCANDISCONO LE PULSAZIONI CHE SENTO IN GOLA) Il suo guardo è così intenso che, appena lo punta nella mia direzione, scatena all’interno un vorticoso ciclone di carnali fantasie e sogni erotici ad occhi aperti. Una vera botta, poi, quando mi richiama alla realtà col suo sorriso tra il beffardo ed il comprensivo. Comincia a svolgere le sue mansioni con una passione ed una facilità quasi disarmante, con grande padronanza di gesti e situazioni. Uno spettacolo da vedere e apprezzare. Un passo successivo, e per me una specie d’illuminazione: cominciamo a parlare, anzi, lei comincia. E non parla del più e del meno. Dapprima mi coinvolge nella sua vita sentimentale (è in crisi col fidanzato), in seguito mi racconta con elegante spregiudicatezza delle sue avventure. Passano i giorni la nostra reciproca conoscenza si fa più profonda e forse si diverte a mettermi alla prova, sconcertandomi con particolari da luci rosse misti ad espressioni di candidezza virginea. Spazia dal sacro al profano con il candore di una selvaggia che non ha la minima cognizione della definizione dell’uno e dell’altro. Riesce ad annichilirmi con la sua torbida innocenza, il suo fascino mi avvinghia e come un serpente stritola tra le sue spire le mie ridicole barriere costruite con vecchie convenzioni e falsi pudori. Mi invischia in un morboso gioco del confessore, dove lei mi chiede dei consigli per le sue incertezze ed io in cambio mi nutro della sua tremenda bellezza. (MI GIRA
Sono vittima di Circe. Già la chiamo così e lei lo sa. La chiamo così non solo perché ha trasformato un uomo in una sorta di pseudo-porco, come le avevo detto per darle una spiegazione plausibile (anche se del vero c’è), ma soprattutto perché mi ha stregato, completamente. Come Ulisse mi sento un po’ il suo Nessuno in questa odissea nei sensi. Ne vale la pena, direte? Non lo so, Ma questa sera, ero solo in casa. Potevo uscire, anzi volevo uscire. Potevo andare in un locale dove probabilmente l’avrei trovata, la tentazione è stata forte. Ma non desidero vederla in compagnia di altri, fare magari la figura dell’ennesima sua preda (AH AH UN’ALTRA ZECCA,





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